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Riconoscere un uovo biologico: sappiamo davvero come fare?
Ecco una breve guida con le indicazioni utili per una corretta scelta delle uova destinate al nostro consumo.
Sul guscio delle uova troviamo stampato un codice alfanumerico di tracciabilità.La prima cifra indica come è stata allevata la gallina:
0 = Biologico,
1 = All'aperto,
2 = A terra,
3 = In gabbia
- 0 - indica che l’allevamento è biologico, le galline hanno a disposizione anche spazio all’aperto e, quando si trovano al coperto, è consentito un massimo di 6 galline per mq; il mangime deve essere di esclusiva provenienza biologica controllata.
- 1 - indica un allevamento in grandi stalle/pollai con caratteristiche simili all’allevamento a terra, con in più la possibilità per le galline di spostarsi in uno spazio all’aperto. In questo caso la superficie a disposizione è di un massimo di 9 galline per mq.
- 2 - indica che si tratta di un allevamento a terra, ovvero grandi capannoni al chiuso, ma senza gabbie e senza la possibilità di uscire all’esterno; anche in questo caso è consentito un massimo di 9 galline per mq.
- 3 - indica, infine, un allevamento in gabbie impilate l’una sull’altra, alte circa 40 cm. In questo caso la densità per mq è di 13 galline, più o meno una superficie di circa 750 cm² per singola gallina.
► Le successive due lettere del codice indicano la sigla del paese di produzione. Ad esempio, IT per l'Italia.
► Seguono le tre cifre del Codice ISTAT del Comune di produzione. Per esempio, il codice ISTAT della Provincia di Roma è 058.
► Abbiamo poi due lettere che indicano la sigla della provincia di ubicazione del produttore, ad esempio RM = Provincia di Roma.
► Gli ultimi tre numeri indicano il codice identificativo del singolo allevamento in cui la gallina ha deposto l’uovo.
Infine, oltre a questo codice, spesso è stampata una seconda riga. Questa riga riporta la dicitura “ENTRO” (a volte abbreviata con ENT), oppure può essere presente anche la data di deposizione
(DEP); in tal caso, calcolare 28 giorni per ottenere il termine ultimo per il consumo dell’uovo. Queste due diciture sull'uovo sono però facoltative, quindi non sempre si
trovano.
La data di scadenza invece, per legge, è indicata sulla confezione esterna delle uova, per esempio "Da consumarsi entro il [segue data]" (da calcolare sempre 28 giorni dalla
deposizione).
Dall’8 novembre 2024, in Italia è entrato in vigore l’obbligo di timbratura delle uova direttamente in allevamento, come previsto dal Regolamento UE che ha subito delle deroghe, ma dal 1° dicembre 2025 l’obbligo è stato esteso a tutti i produttori. Quindi dalla fine del periodo transitorio, tutte le uova destinate alla vendita dovranno essere timbrate direttamente in allevamento, per una migliore tracciabilità.
Conoscere queste indicazioni consente a noi consumatori più attenti di operare le “giuste” scelte, anche per imparare a comprendere se il tipo di trattamento a cui vengono sottoposte le galline ovaiole sia aderente alle nostre aspettative di salute o no, imparando in tal modo a prendere le distanze anche da quelle inaccettabili “pratiche produttive intensive” a cui vengono sottoposte queste creature.
Curiosità: Test di freschezza
Se la data sul guscio è poco chiara o sbiadita, o la confezione è stata eliminata, si può provare il test dell'acqua: immergere l'uovo in un bicchiere o in una caraffa riempita con acqua fredda:
- Se l’uovo affonda orizzontalmente: è molto fresco (buono da bere).
- Se resta in piedi sul fondo: è ancora buono, ma bisogna consumarlo solo dopo cottura.
- Se galleggia senza affiorare in superficie: non è fresco, saranno passati circa 20 giorni dalla data di deposizione.
- Se galleggia in superficie, l'uovo è scaduto e non deve essere consumato perché significa che ha accumulato troppa aria al suo interno.
